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Il rapporto tra PA e tecnologia, privacy e tutela della salute

Sotto l’egida del ministro per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano, il 31 marzo scorso è stata istituita la task force Data-Driven per selezionare e valutare le soluzioni tecnologiche per il tracciamento del contagio. Al professor Comandè, che nella TF si occupa del vaglio dei “profili giuridici della gestione dei dati connessa all’emergenza”, abbiamo rivolto alcune domande.

Il crash del sito INPS e le difficoltà nel trovare piattaforme di telelavoro e teleinsegnamento adeguate fanno sorgere qualche domanda sulle capacità interne della Pubblica Amministrazione italiana. È possibile che le strutture amministrative siano prive delle risorse umane ed economiche necessarie per adattarsi a cambiamenti profondi dettati dalla trasformazione digitale in atto e coniugare l’efficienza con il rispetto della privacy. Quanto pesano questi vincoli nel tentativo di rinnovamento della Pubblica Amministrazione? Con quali strumenti fronteggiarli?

I cambiamenti di mentalità non si improvvisano e richiedono tempo, risorse, programmazione e soprattutto motivazione. Questa purtroppo ci è stata data dall’emergenza covid-19. È indispensabile per la PA non sprecare questa crisi. Sono fiducioso che il personale sarà pronto a recepire la sfida, ma vanno inserite le risorse nel sistema e vanno spese bene. Una idea per tutte: “Commissari collaborativi”. Di norma il commissariamento di una struttura è percepito come una nota negativa, di sfiducia nell’ente commissariato. Poi però per partire la struttura commissariale deve avere le risorse e, con la struttura commissariata che rema contro, è una partita persa in partenza. Immaginiamo invece che vi sia un Commissario esperto dell’obiettivo prefisso che collabora con la struttura, suggerisce, approva e solo in caso di non rispetto dei tempi od obiettivi possa sostituirsi. Se poi questo ruolo si svolge su base territoriale si possono più agevolmente trasferire buone pratiche e soluzioni e creare sinergie e controllo sociale territoriale per la buona riuscita.

Quanto alla privacy il quadro comunitario è lì per garantire che vi sia la migliore circolazione possibile di dati (anche personali) dove per “migliore” si intende rispettosa di diritti e libertà fondamentali; non è un orpello ma un sistema di garanzie per tutti i diritti: teniamocelo caro! (http://www.opiniojurisincomparatione.org/opinio/article/view/144/152)

La task force sui big data, il bando per trovare un’applicazione per il contact tracing, l’improvvisa centralità della ministra per l’innovazione digitale: il Coronavirus sconvolge, durante la fase emergenziale, gli obiettivi e i mezzi della Pubblica Amministrazione. È possibile intravedere lasciti a lungo termine?

Troppe domande in un colpo solo! Tutte le emergenze sconvolgono e richiedono risposte rapideefficienti e che semplificano. Tre elementi per le quali nella media la PA non è nota per brillare. Detto questo, se l’emergenza diventa il modo normale di gestione si allentano i vincoli democratici e non si raggiunge neppure efficienza.

Il lascito più importante di questa emergenza potrebbe essere riassunto in una vignetta circolata in questi giorni. Un alieno atterra sulla terra dicendo di portare la soluzione per salvare l’umanità. Gli umani leggono perplessi il messaggio: “Smettetela di ignorare i vostri ricercatori!”.

Troppo spesso ci si è crogiolati con ricette da spot pubblicitario senza un fondamento scientifico per risolvere i problemi. Detto questo, però, vanno dati due caveat. Il primo è quello di non fare diventare la scienza un dito dietro cui nascondere decisioni che devono rimanere politiche, con la relativa assunzione di responsabilità. Il secondo è quello di non dimenticare che la scienza è, e deve rimanere, polifonica; solo dal dialogo rispettoso e dalle diverse posizioni (purché scientificamente fondate) emerge il progresso.

Si possono prevedere nuovi metodi di dialogo e collaborazione tra enti pubblici e attori privati?

Molti economisti sulle colonne dei giornali in questi giorni hanno richiamato il fatto che il mercato non funziona sempre e in tutte le circostanze. Le sfide con cui ci confrontiamo spesso richiedono modalità di risposta diverse. Per questo potremmo e dovremmo essere in grado di semplificare e avere flessibilità, ma solo se sapremo costruire un quadro semplicechiaro e netto di principi e sapremo avere controlli rapidi ed efficaci. Così potranno esserci, se necessari, nuovi metodi di dialogo e sinergia nell’interesse generale.

Nel rapporto tra privacy e sicurezza pubblica, un ruolo decisivo è giocato dagli strumenti messi in campo dallo Stato. Misuratori di temperatura, videocamere, droni e altri strumenti sono sempre più diffusi, ed è necessario regolarli giuridicamente contemperando diritti e doveri costituzionali. L’epidemia influenzerà la portata e il tipo di diffusione di tecnologie più avanzate?

Da sempre le grandi tragedia dell’umanità hanno portato grandi avanzamenti, scientifici, tecnologici ed organizzativi. La letteratura è piena di esempi e questa crisi globale non sarà diversa.

Spetta a noi pilotare la direzione che questi avanzamenti prenderanno. La I guerra mondiale ha portato grandi innovazioni, ma ci ha anche condotto (assieme ad altri fattori ovviamente) ai totalitarismi e alla II guerra mondiale. Ecco perché insistere sul rispetto della privacy nella società dei dati non è un inutile orpello. E sia chiaro: chi dice che la privacy impedisce l’uso dei dati e causa morti dice solo falsità o non sa quel che dice!

Quali attori dovranno essere coinvolti e in che modo potranno contribuire alla regolazione?

Siamo chiamati ad un grande sforzo collettivo che richiede una revisione profonda anche della percezione sociale dei ruoli. Avevamo dimenticato che ogni lavoro da un pari contributo alla società a prescindere dal riconoscimento economico, e non abbiamo badato a fare progredire il riconoscimento economico per tutti i lavori. La pari dignità sociale senza distinzioni di condizioni personali e sociali. L’emergenza oltra a farci riscoprire il troppo spesso negletto (economicamente almeno) ruolo dei professionisti della sanità e dei docenti ci ha ricordato il ruolo centrale di lavori per i quali non è necessario un livello di istruzione elevato e spesso sottopagati: cassieri, trasportatori, braccianti agricoli, netturbini sono solo alcuni esempi. Non dimentichiamolo quando l’emergenza sarà finita o sarà stato tutto inutile.

In questo scenario il coinvolgimento degli attori può e deve essere diversificato senza dimenticare il distillato di valori della nostra bella carta costituzionale.

Il Covid-19 è un grande stress test per la sanità pubblica italiana. Quali sviluppi è possibile prevedere o auspicare in termini di innovazione tecnologica, premesso un riparto di competenze a favore delle Regioni sin dalla riforma del Titolo V?

Ancora troppe e interrelate domande che richiederebbero molto più spazio e tempo. Ovviamente il principio di sussidiarietà mantiene il suo valore, ma l’emergenza covid-19 ci ha fatto toccare con mano che coordinare 21 sistemi sanitari regionali rischia di non produrre i risultati voluti. Al di là dei livelli essenziali di assistenza garantiti dal Piano sanitario nazionale, si sono rivelate nella loro tragica crudezza livelli troppo differenti di servizi sanitari. È possibile immaginare strumenti capaci di azzerare il divario tra i SSR, ma per questo bisognerà aumentare la professionalità tecnica a discapito della discrezionalità politica nei sistemi sanitari regionali e inventarsi strumenti per iniettare efficienza nei singoli sistemi, non per la mera efficienza economica del sistema ma perché la solidarietà del sistema sia efficiente, per mettere l’uso appropriato delle risorse al servizio della appropriatezza terapeutica…

Per coniugare efficienza, capillarità e privacy con l’inserimento di nuove tecnologie e il bisogno di dati per la ricerca, esistono modelli cui ispirarsi?

Vanno studiati tutti i modelli e, senza reinventare la ruota, trovare una via adatta (cfr. https://www.lider-lab.sssup.it/lider/notizia/personal-data-store-manifesto). In questo una sola stella polare: avere chiari i principi di tutela di diritti e libertà fondamentali, poi il resto viene da sé. Siamo già dentro l’economia e la società dei dati. È inevitabile e sarebbe da luddisti stolti pensare il contrario, ma se abbiamo chiari i valori sociali che ci guidano l’efficienza non sarà fine a sé stessa, e la tutela dei diritti sarà solo uno stimolo all’uso massivo dei dati.

Nel dibattito tra regionalismo e ri-centralizzazione, giocano un ruolo le architetture attraverso cui passano i Big Data?

Anche qui troppi temi tutti assieme e si rischia di banalizzare. big data sono appunto big o non sono. Il tema è l’accesso ai dati e alle risorse che servono per valorizzarleIl digital divide è prima di tutto un social divide che va affrontato urgentemente. Allora non è un problema di regionalismo vs. ri-centralizzazione ma di come garantire che ad ogni livello si possano avere sia i dati sia le risorse (economiche, computazionali, intellettuali, …) per estrarre da essi valore per sé e per la collettività.

È necessaria una strategia nazionale per i dati che si faccia e diventi parte di una strategia Europea. Semmai nel costruire le strutture essenziali bisognerà evitare di creare o mantenere monopoli che nella società dei dati significa sorveglianza senza controlli.

Una strategia nazionale, con una infrastruttura nazionale è la sola che può garantire i livelli regionali e liberare le loro energie positive. Abbiamo di fronte possibilità economiche e sociali infinite, ma se ci perdiamo nei meandri dei veti incrociati o degli egoismi parrocchiali avremo perso anche questo treno. Come quando abbiamo perso il treno dei personal computer; un treno inventato e costruito in Italia con l’Olivetti Programma 101 ma che, in assenza di una strategia nazionale coerentemente perseguita, abbiamo lasciato ad altri.

Giovanni Comandè (LLM Harvard Law School USA, Ph.D. Scuola Superiore Sant’Anna) è Professore Ordinario di Diritto Privato Comparato, Avvocato in Italia e negli USA dove è anche Membro dell’American Law Institute. Autore di numerosi volumi e saggi. Tra i suoi temi di elezione sono la privacy, la regolazione delle tecnologie, la responsabilità civile, il diritto della salute.